“L’ingrediente” fondamentale in cucina? Lo abbiamo tutti in casa…

Le uova, gli spinaci, il parmigiano, la frutta…
Ogni ingrediente è prezioso ma se non ci fermiamo un secondo a respirare tutto avrà lo stesso sapore.

Assaporare di Ilaria Mandolesi.

Una parabola

In un sutra, Buddha raccontò una parabola: 
Un uomo che camminava per un campo si imbatté in una tigre. 
Si mise a correre, tallonato dalla tigre. 
Giunto a un precipizio, si afferrò alla radice di una vite selvatica e si lasciò penzolare oltre l’orlo. 
La tigre lo fiutava dall’alto. 
Tremando, l’uomo guardò giù, dove, in fondo all’abisso, un’altra tigre lo aspettava per divorarlo. 
Soltanto la vite lo reggeva. 
Due topi, uno bianco e uno nero, cominciarono a rosicchiare pian piano la vite. 
L’uomo scorse accanto a sé una bellissima fragola. Afferrandosi alla vite con una mano sola, con l’altra spiccò la fragola. 
Com’era dolce!

Leggo questa storia da anni.
Ogni volta arrivo alle ultime due parole e sento in bocca il sapore delle fragole.

Non quelle che si trovano ora: rosse, seducenti, quasi irresistibili ma quando finalmente le avvicini con desiderio alle labbra e affondi i denti nella polpa sognandone il succo capisci il perché della frase ‘ogni cosa a suo tempo’…!

Sogno e aspetto le fragole vere, che ti colorano il sorriso con gocce di sapore, maniche corte e giornate che si allungano.

Sono ormai convinta che imparare ad assaporare il cibo ci insegni a gustare di più ogni istante prezioso della nostra esistenza. Ci consente di aspettare il tempo giusto affinché un momento speciale diventi un ricordo da ripescare al bisogno o che ci sorprende all’improvviso.

Una volta qualcuno mi disse che il ritmo della vita di ciascuno è scandito da un metronomo che sa dare il passo alle nostre esperienze e che la felicità sembra essere spesso collegata a quanto sappiamo seguire il tic tac del tempo che passa abbandonandoci a ciò che c’è, imparando a prenderne il meglio, senza obbligarci a modificarne il battito nel miraggio di un un dopo differente.

E’ il presente che viviamo respirando.

E’ l’unico momento di cui possiamo fare realmente esperienza.

E’ adesso.

Quando mi siedo a tavola mi capita di avere ancora addosso la giornata che scorre veloce. Allora addento una fetta di pane o bevo un bicchiere di vino come se qualcuno mi stesse inseguendo per derubarmi e io dovessi finire al più presto per scappare.

Nessuno mi insegue.
Non devo andare da nessuna parte.
Non ho nessuna fretta.
Respiro.

Quando ci riesco il sapore del vino mi inebria il palato, come se fosse il primo della vita, non della giornata. Percepisco i sensi che si destano e il corpo che mi ringrazia per l’esperienza.

Quando mi concedo il tempo di sentire, il gusto del cibo che scelgo sembra esplodere. Presa dall’ebrezza dell’esperienza mi rendo conto di quanto diminuiscano le quantità necessarie al soddisfacimento della stomaco in modo inversamente proporzionale all’appagamento del palato e alla godibilità dell’evento.

Ci sono giorni in cui sono chiusa e arida e non permetto ai sapori di entrare e colorarmi le pareti: quindi mangio in piedi e se ingurgito un panino, un sedano rapa o un barattolo di gelato non percepisco la differenza.

Ho imparato a riconoscerli, a guardarli con tenerezza e ad accettarli.

Abbandonando i sensi di colpa per i momenti no, di non allineamento, in cui il metronomo lo usiamo come fermaporta, permettiamo alla corrente di entrare e cambiare aria. Possiamo fare un profondo sospiro e ricominciare da noi, ricominciare a sentire.

I sapori sono una cosa seria.
Quello dolce delle fragole al momento giusto.
Un pomodoro che sa di pomodoro.
Quello caldo e amaro del cioccolato fondente.
Un bicchiere di vino freddo e fruttato.
Le more!

Assaporare il cibo è gustarsi la vita!

Per questo ed altri contenuti di Ilaria Mandolesi visita il suo blog, clicca qui!

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