5 consigli per capire ed interpretare le recensioni su Trip Advisor

Trip Advisor: da oggi in poi sarà necessario il patentino per recensire un ristorante sulla famosa piattaforma.
Sarebbe bello vero? Non lo è!
Nonostante le linee guida di Trip Advisor che tentano di limitare le recensioni farlocche (scritte da un concorrente scorretto magari) assistiamo sempre più spesso a recensioni senza né capo né coda, scritte in maniera improbabile, di cui si capisce la bassa qualità o le cattive intenzioni e la malafede.
Tanto che su Facebook è nato un gruppo che raccoglie le recensioni più pittoresche e ci ride su.

Ridere fa sempre bene ma ricordiamoci che queste recensioni possono rovinare la reputazione di un locale e nei casi più estremi comprometterne l’immagine.
Vi ricordo inoltre che su Trip Advisor è possibile anche scrivere in forma anonima o attraverso l’ultilizzo di un nick name.

Poco corretto vero?
Secondo me sì.

Ora, posto che non tutti abbiamo qualifiche riconosciute per poterci definire dei critici gastronomici, ma che comunque mangiamo tutti i giorni da tutta la vita ed è anche un buon servizio il fatto di sapere come si mangia in un posto, Come facciamo a capire se la recensione che troviamo davanti è attendibile oppure no?

Come facciamo a distinguere se chi sta scrivendo è un “critico emotivo” o un “critico frustrato”?

Ecco dei piccoli trucchi
1)Saper cucinare.
O avere comunque nozioni di base di cucina, ingredienti, tecniche. Leggendo ad esempio una recensione in cui il cliente si lamenta di aver aspettato 20 minuti per un risotto ci fa capire che il signore in questione non ha la minima idea di cui sta parlando

2)Le argomentazioni
mentre per quello che riguarda il lessico o la scelta dei termini utilizzati si può anche non essere cos’ fiscali, non dobbiamo transigere sulle argomentazioni.

Faccio una premessa:
quando si parla di critica eno gastronomica professionale espressioni del tipo “non mi piace”non sono contemplate.; il gusto ed il piacere che deriva dalla percezione del sapore sono assolutamente soggettivi.
Un critico eno gastronomica parla di sapore, di cottura della pasta, di bilanciamento del piatto, di atmosfera quasi in termini scientifici argomentando ogni giudizio. Impossibile pensare un assoluta oggettività parlando di cucina per cui le sensazioni vanno sempre argomentate.
Ad un comune utente non è richiesto tutto questo ma un “non mi piace” fine a se stesso in genere non non definisce la qualità del ristorante. Meglio un semplice “salato, pasta scotta, cibo freddo” che un “che schifo”.

3) La rabbia
recensioni tranchant ed eccessivamente cariche di bile in genere raccontano molto più di chi le ha scritte che del ristorante che ha avuto la fortuna di ricevere l’autore in questione.

4) Il cliente non ha sempre ragione: leggete sempre anche le risposte del ristoratore.
Mi dispiace deludervi ma no, il cliente non ha sempre ragione. Il fatto che paghi non gli da diritto a nulla di più che ad un pasto proporzionato a quanto ha speso e a del tempo piacevole.
I miei occhi hanno letto cose che voi umani non potete neanche immaginare.

“eravamo seduti con degli amici e ci hanno cacciato perchè i bambini urlavano”
Poi guardi la risposta del titolare e capisci che gli avventori sono stati allontanati perchè ad un certo punto si sono messi a cambiare il pannolino al pargolo sopra al tavolo.

Quindi: leggere sempre tutte e due le campane, mi raccomando.

Il critico emotivo non ha capacità tecniche particolari, ma scrive per raccontare, per costruire.
Il critico frustrato scrive per distruggere e abbassa gli altri per emergere.

5) Il mio consiglio finale è: se avete esperienza e sensibilità scrivete recensioni di qualità.
Cercate di scrivere sempre cose positive. Le cose negative ditele in faccia al ristoratore, solo cosi’ lo aiuterete a migliorare.
Se non avete esperienza, se siete nervosi ed avete voglia di sfogarvi, fatelo con i vostri amici.

E mi raccomando: sotto le recensioni, scrivete sempre nome e cognome.
Sempre.

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