Roberta Semec torna con la rubrica: “Il potere evocativo dei sapori”: la storia del tortellino.

Per alcuni forse i ricordi sono ancora vividi, per altri un po’ meno.
Distratti sui banchi di scuola nell’attesa della campanella. La testa già  a casa.
Quando si è giovani i pensieri sono ancora puliti, innocenti, e cosa c’è  di più  pulito innocente e confortante di un piatto di tortellini in brodo?

Un nuovo racconto di Roberta Semec sul “Potere evocativo dei sapori” la short story di un giovane uomo, alle prese con la vita e…con la fame.


Guardava l’orologio con impazienza.

Le lancette sembravano rallentate.

Sentiva lo stomaco brontolare piano, sotto il pesante maglione. Doveva chiudere gli occhi per riuscire a concentrarsi. Più volte, sempre con maggiore forza. Ogni sforzo era inutile.

La campanella suonò come una liberazione. I libri buttati nello zaino. Senza ordine.

Il giubbotto messo mentre scendeva le scale.

Ogni secondo era prezioso.

Le scale fatte a due a due, per fare prima.

Sperando che nessuno si mettesse davanti a lui, con il classico passo di chi non ha niente da fare.

Fuori.

Finalmente.

Un saluto, solo un cenno veloce, al gruppo e via, veloce, verso casa.

Mentre camminava più veloce che poteva per non perdere il pullman, pensava solo al piatto fumante che a casa lo stava aspettando.

Finalmente seduto sul pullman, poteva godersi l’attesa, pensando a nonna mentre formava con le mani la montagna di farina; mentre con la mano crea un buco nel mezzo, e poi aggiunge uova, sale, fatto cadere con sapienza e con l’occhio allenato da migliaia di gesti sempre uguali.

Poi le mani che velocemente si muovono sull’impasto come carezze sul viso. L’impasto che diventa liscio e lucido.

La farina buttata sul tavolaccio, il mattarello che, come un’onda, si muove avanti e indietro, sfiorando la pasta, senza far rumore.

Ecco passare la rotella con i suoi denti regolari, muoversi dal basso verso l’alto. Le dita veloci di nonna che posano la giusta quantità di impasto. 

Le dita che chiudono con sapiente maestria i tortellini, tutti ugualmente perfetti, tutti ugualmente buoni.

Il borbottio del brodo sul fuoco. Il profumo di carote e sedano, l’aroma del cappone che penetra sotto le porte e attraversa le scale fino all’atrio del condominio.

Chiunque entri sa che la nonna ha preparato i tortellini.

Non vede l’ora di scendere dal pullman e correre a casa. Sedersi a tavola e poter socchiudere gli occhi assaporando il piatto fumante posto davanti a lui.

Quanto sembra lunga la strada quando hai un forte desiderio. Quanto sembra rallentare il 

tempo quando hai fretta di arrivare.

Guarda lo scorrere della strada attraverso quel quadrato freddo, quella piccola finestra attraverso cui tutto scorre e rallenta solo quando qualcuno deve scendere.

Poche fermate e scenderà anche lui. Poi qualche centinaio di metri fino a casa.

Chiama la fermata, si mette lo zaino sulle spalle e come allo start di una campestre sente il formicolio nelle mani e i piedi impazienti di correre.

Scende senza aspettare che le porte si aprano del tutto. Quanti minuti preziosi si perdono ad aspettare.

E via, di gran lena verso casa. Le chiavi che non collaborano e ci mette una vita ad aprire il portone di casa, che viene sempre lasciato da qualcuno aperto, ma no, oggi, che lui ha fretta, è chiuso. Proprio oggi qualche educato ha pensato che fosse il caso di rispettare le regole condominiali.

Il portone è aperto. Le scale a tre a tre fino al secondo piano. La porta di casa socchiusa, perché nonna gli apre sempre la porta qualche minuto prima del suo arrivo.

Entra. Lancia lo zaino a terra, leva il giubbotto e lo lancia sul divano, lo metterà a posto dopo. Ciao nonna. Corre a lavarsi le mani. Non potrebbe sedersi a tavola altrimenti. Bacia sulla guancia la nonna rivolta ai fornelli e si siede, alla fine, a tavola. Il piatto bianco, di porcellana pesante, pieno di oro liquido, profumato e caldo, affrancante si muove verso di lui come un miraggio. Appoggiato sulla bianca tovaglia, il cucchiaio stretto nella mano.

Chiude gli occhi, immerge il cucchiaio nel mare al tramonto, raccoglie un piccolo galleggiante, pieno di delizia, lo avvicina alla bocca, e raggiunge il paradiso, in un istante pieno ed immenso.


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